venerdì 17 febbraio 2017

Treia - Appello per l'Agricoltura Contadina


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È già  iniziato l’iter per la discussione delle 4 proposte di legge depositate in Parlamento da deputati di varia estrazione politica per il riconoscimento dell’agricoltura contadina, processo stimolato dalla "Campagna popolare per una legge che riconosca l'agricoltura contadina e liberi il lavoro dei contadini dalla burocrazia" alla quale abbiamo dato il nostro apporto convinto e consistente fin dalla prima raccolta firme (2009)

Oggi è arrivato il momento di dare un nuovo slancio a questa Campagna perché serve far diventare l’agricoltura contadina una questione pubblica, mentre oggi, per la maggioranza dei cittadini, è qualcosa di molto distante, forse romantica, bucolica, ma di certo non percepita come centrale.

E invece lo è!

I contadini presidiano e preservano il territorio, con le loro pratiche favoriscono la biodiversità, producono, per sé e per gli altri, cibo che ha in sé gli elementi vitali e nutritivi che il cibo prodotto dalla grande agricoltura non può avere, dal momento che, per ottenere quei prodotti, si distrugge ogni altra forma di vita.

L’agricoltura contadina si occupa della salute del pianeta e di tutti i suoi abitanti.

Nelle Marche, alcuni anni fa,  il 30 e 31 ottobre 2010, si è tenuto un convegno nazionale della Rete Bioregionale Italiana in quel di San Severino Marche (Macerata), durante l’incontro è stata discussa la proposta di Legge avanzata in parlamento per favorire l’Agricoltura Contadina.  La proposta è stata ripetuta in varie occasioni durante gli ultimi anni ed  anche quest’anno, sarà menzionata durante gli incontri  previsti a Treia dal 23  al 25 aprile aprile 2017, nell'ambito della Festa dei Precursori. Tale proposta  verrà illustrata, tra le altre cose,  unitamente alla richiesta di studio per l’eventuale trasposizione a livello regionale  (Marche) delle norme previste a livello nazionale,  che  sono sinora in discussione nelle Commissioni preposte.

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“Appello per l’agricoltura contadina”
Considerando che non si può fare a meno della biodiversità, ovvero i sistemi naturali che sostengono la sopravvivenza di noi tutti. Osserviamo che anche qui nelle Marche avanza la desertificazione (non soltanto siccità bensì perdita dell’humus in seguito al dilavamento dei terreni di superficie), la deforestazione, l’utilizzo improprio dei terreni per produzione elettrica, l’impoverimento dei suoli dovuti a monoculture, la modifica dell’ambiente e, in generale, la dispersione del patrimonio biologico delle specie animali e vegetali, tutti aspetti che determinano una perdita economica considerevole nell’economia regionale.

Sorge quindi la necessità di agevolare ed incentivare la lavorazione biologica ed estensiva dei piccoli appezzamenti, con sistemi naturali, quella che è stata definita da sempre “economia spicciola della realtà contadina”. L’agricoltura contadina è l’unica che può garantire il mantenimento della biodiversità nell’habitat e la produzione di cibo bioregionale idoneo alla dieta integrata degli abitanti della Regione Marche.

Purtroppo le pesanti norme burocratiche poste sull’agricoltura facilitano di fatto i grossi coltivatori ed allevatori, gli unici che possono soddisfare le spesso inique sanzioni e richieste di  rispetto tecnico delle normative. Sempre più difficile è mantenersi vivi per quei piccoli produttori che, oltre al soddisfacimento delle proprie necessità familiari, dispongono di un leggero “surplus” da poter immettere in commercio. E non solo i contadini sono penalizzati ma pure i piccoli allevatori ed i raccoglitori di erbe spontanee.

A livello nazionale (dal 20 gennaio 2009) è partita dal basso  una campagna, con  decine di migliaia di firme raccolte sinora,  per rendere possibile la rinascita della figura del contadino e della contadina. La decisione di promuovere questa campagna è stata presa collegialmente da varie associazioni, fra cui la Rete Bioregionale Italiana, con l’adesione del Circolo Vegetariano VV.TT., ed ora chiediamo che alla Regione Marche venga studiata una specifica Legge REGIONALE per facilitare lo sviluppo dell’agricoltura contadina.

Paolo D’Arpini




Referente Rete Bioregionale Italiana e Presidente Circolo vegetariano VV.TT. di Treia



mercoledì 15 febbraio 2017

Treia, 14 febbraio 2017 – “Rispetto per le donne è uguale a rispetto per la Vita”



Che bella giornata, il  14 febbraio 2017, a Treia un piccolo gruppo di "coraggiosi" si è ritrovato in Piazza della Repubblica, con un bel tempo freddo e al seguito la fida Magò. In questa giornata, già da diversi anni, in diversi luoghi del mondo, si manifesta contro la violenza sulle donne. 
Dovrebbero essere principalmente gli uomini a manifestare, promettendo di rispettare e se necessario, proteggere, ma noi donne li incoraggiamo e mostriamo di apprezzare la loro presenza.
Questa manifestazione ha un titolo inglese, One Billion Rising, che proporrò di modificare, per l'anno prossimo, in "Un miliardo insorgono"... perchè usare l'inglese? Sono convinta che con un titolo italiano la manifestazione verrebbe capita di più e riscuoterebbe maggiore partecipazione tra la popolazione locale.

Io, Paolo e Giuseppe Moscatello ci siamo incamminati verso la piazza per tempo e dopo un po' di attesa sono arrivati un gruppo di quattro persone da Ancona, Jesi, Campofilone, due donne e due uomini, con qualcosa di rosso addosso. Tra di loro spiccava Marina, con una giacchetta rosso vivo e un bel cappello, da cui spuntava un chioma di capelli lunghi e fluenti, mesciati e un bel sorriso pieno di calore e gentilezza. Avendo saputo dell'iniziativa ci aveva telefonato tempo fa per accordarsi per una loro partecipazione come rappresentanti del gruppo anti mobbing e stalking della UIL di Ancona.

Poi è arrivata la cara Valeria, fedele come sempre  e a quel punto abbiamo cominciato a srotolare i nostri cartelli e loro, i loro: una vera manifestazione!
Qualche passante si è unito a noi: Federico del Bar Il Grottino, Eraldo (un vecchio amico treiese), un altro signore di cui abbiamo approfittato per farci riprendere, Romina dell'AVIS di Treia ed infine è arrivata anche l'amico Nunzio da Macerata, che, finita la manifestazione è venuto per un thé a casa nostra a raccontarci dei suoi progetti culturali (sulla cultura matrilineare del neolitico), molto interessanti...
Ci siamo intrattenuti un bel po' nella nostra bella piazza mentre scendeva l'imbrunire, a parlare, tra l'altro del lavoro di Marina, a fotografarci o a farci fotografare con i nostri cartelli spianati.
Qualcuno dei passanti forse si sarà chiesto cosa ci faceva quel gruppo di pazzarelli al freddo davanti al monumento al papa o davanti alla fontana. Una piccola manifestazione per riflettere sulla violenza contro le donne e portare una piccola luce in questo mondo sempre più abrutito, dove il rispetto per "l'altra metà del cielo" va riscoperto da tutti perché, come ho scritto nell'ultimo cartello prodotto,....
"Rispetto per le donne è uguale a rispetto per la Vita".
Caterina Regazzi

domenica 12 febbraio 2017

Treia. No alla violenza sulle donne - One Billion Rising del 14 febbraio 2017

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, spazio al chiuso
Contro la violenza sulle donne - Il giorno di San Valentino si tiene in vari luoghi del mondo One Billion Rising. Anche a Treia la gente deve cantare, manifestare e pretendere che la violenza sulle donne non sia più tollerata

Il 14 febbraio 2017, si svolgerà ancora una volta a Treia "One Billion Rising", l'azione  promossa dalla poetessa, drammaturga e attivista per i diritti umani, Eve Ensler. Ed in innumerevoli città, paesi e villaggi di tutto il mondo questo giorno innumerevoli donne scendono in piazza per opporsi alla prevaricazione maschilista, e con loro un numero crescente di uomini di volontà buona determinati a rompere ogni complicità con la violenza di genere. 

La manifestazione che si tiene a Treia, alle ore 17 del 14 febbraio, prevede che alcune donne ed uomini si ritrovino in piazza della Repubblica, davanti al Comune, con qualcosa di rosso indosso e con cartelli e/o volantini da distribuire per sensibilizzare l'opinione pubblica sul NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE. Info. 0733/216293  

Aderiscono all'iniziativa: Comitato Treia Comunità Ideale, Circolo vegetariano VV.TT., Centro regionale mobbing e stalking della Uil

mercoledì 8 febbraio 2017

"Giovanni e Maria di Treia" - Trascrizione fantastica di una psico-storia bioregionale


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...questa storia  è ambientata in una dimensione fantastica nelle campagne vicino Treia della bioregione della Marca centrale o maceratese.


giovanni e maria erano due bionieri biabitanti delle bioregioni. giovanni si era messo in testa quella strana idea sulla autarchia: la produzione di tutto cio di cui avevano bisogno. così aveva coinvolto tutta la rete di appartenenza nella forma dello scambio di aiuto e nel giro di un paio di stagioni si era costruito una bella casa di terra a due piani; sopra due camere sotto la stalla la cucina e un piccolo magazzino, una tettoia per il forno a legna. fuori il compost toilette e il pozzo. avevano scelto di rinunciare ad acqua corrente ed energia elettrica. più in la avrebbero costruito un pannello solare per alimentare i led e quindi autoprodursi anche l'energia elettrica di cui avevano bisogno. possedevano un fornello e la bombola di gas ma preferivano usare il fuoco per cucinare vista l abbondanza di legna e ceppi.


nella stalla cerano una asinella qualche pecora per il latte e il formaggio e un po di galline per le uova. raccoglievano e coltivavano cereali ortaggi legumi e stavano coltivando anche la canapa e il lino soprattutto per i semi, buoni nutrienti e saporiti ma ancora erano riusciti a trasformare le fibre filarle e a mano con il fuso e poi al telaio.


avevano riservato una parte del campo a sperimentare quello che si chiama forest garden sfruttando il cosiddetto effetto margine dell ecotono, fascia di transizione tra diversi ecosistemi, in questo caso ecosistema bosco ed ecosistema campo coltivato. nella fascia ecotonale ce’ maggior biodiversita e competizione tra gli organismi viventi. quindi stavano rinselvatichendo le piante domestiche e controllando le selvatiche. trasformando il limite in opportunita, per esempio, il rovo, lasciato libero occupa tutto il terreno e crea problemi, gestito con dei tutori tipo siepe da frutti, le more, fiori che attraggono impollinatori e uccelli in più crea un microclima fresco trattiene lacqua piovana ospita altri altri uccelli ricci bisce (quello che si chiama nicchia ecologica). frutta selvatica verdure spontanee legna e ceppi erbe e bacche per l etnobotanica. buttavano pure palline di argilla piene di semi che coprivano con paglia e foglie, così magari un giorno avrebbero inselvatichito tutto il campo effettuando solo il minimo controllo della vegetazione e raccolto anche le insalate e le carote inselvatichite creando un sistema totalmente naturale.


quella sera era già passato zi pasqual’ lu scarpar infatti stava ancora lavorando sullaja aggiustando le scarpe di giovanni. maria aveva chiesto a zi pasqual se voleva li pipindun o le patan per cena e lui aveva risposto: bboon… patane e pipindune..!


cosi mentre nella psico-mo-sfera stavano friggendo patane e pipindune e lodore profumato e fragrante si diffondeva verso il sole altramonto si senti la voce di zi gaetan: piatti, piatti di ceramica, piatti. si era fermato sulla aja con la sua asinella carica di piatti brocche tazze in terracotta e ceramica colorata. a maria piacevano molto le ceramiche e avevano deciso di prenderne un po, erano costate diverse caciotte di buon formaggio, mentre si avviava verso casa con il suo carico prezioso si accorse che il grande piatto da portata era crepato. subito torno verso zi gaetan che fumava e parlava con giovanni e zi pasqual. cosi nacque una bella discussione, zi gaetan non voleva riconoscere il danno, secondo lui il piatto si era rotto nelle mani di maria, che a sua volta, negava con forza una simile evenienza, alla fine giovanni stanco della discussione esclamo: va bene questa volta l'hai vinta tu! permettimi almeno di dire una parola alla asino, lui rispose: va bbonn’..! giovanni si avvicino allasinella e facendo finta di parlarle senza farsi vedere le mise la cicca della sigaretta accesa nellorecchio. lasinella inizio a saltare imbizzarrita facendo cadere a terra parecchi pezzi di ceramica, zi gaetano disperato urlava : chi ji si dett… chi ji si dett??

chi ji so dett…?! rispose giovanni: ji so dett ca je’ proprie n asin’…!


(la storia di zi gaetan e’ stata raccolta a casalincontrada da una anziana informatrice )


la storia di zi pasqual, lu scarpar, mi e’ stata raccontata da un anziano contadino di citta santangelo, ora vive a pescara, in origine era pipindune e ove: bbonn’ ov’e pipindun’..!


mi ha altresì raccontato di un messo comunale che si era recato presso una casa colonica ed entrato in casa, morso dal cane, aveva detto: signo’ ca ngista lu can’ e quess ma muccicat.

la donna aveva rispost con: ngista si chiam..!


Ferdinando Renzetti

lunedì 6 febbraio 2017

Treia: “Canapa. La pianta della vita che appartiene alla nostra storia"

Lavorazione Canapa

Canapa: pianta disinquinante, medicina, fonte alimentare e tessile e per la produzione di biomassa.. insomma un toccasana per la natura e per l'uomo!

Ufficialmente non risulta, ma negli accordi fra "vincitori" ed Italia, alla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia fu obbligata ad interrompere la produzione di canapa (le sementi furono cedute alla Francia o distrutte), con la scusa  "dichiarata" di attuare il proibizionismo contro le droghe. Ma non risulta nel trattato di pace e non poteva essere espressa in quei termini… Avvenne “di fatto” -in seguito alla visita di Alcide De Gasperi negli Usa ed all’entrata dell’Italia nella Nato- che il governo italiano all’inizio degli anni ’50 proibisse la coltivazione. Altro particolare che fa riflettere è la contemporanea invenzione delle fibre sintetiche (ricavate dal petrolio) che avvenne in quel periodo e che poteva affermarsi solo con l’eliminazione della canapa. Oltre al fatto che i petrolieri USA erano totalmente contrari al possibile uso combustibile di questa pianta miracolosa. Ovviamente la cosa fu ordita in forma mascherata, alla base (ufficiosamente) c’era la pressione politica americana, in chiave proibizionista, contraria alla produzione di elementi vegetali che potessero avere usi narcotici. 

In effetti c'è da considerare che la canapa in se stessa è una sola pianta, non vi sono differenze sostanziali fra le piante denominate: sativa, marijuana, ganja, cannabis, etc. La specie è unica e si feconda tranquillamente con qualsiasi consimile di qualsiasi provenienza… La sola differenza sta nella selezione che viene fatta: o in funzione della produzione di fibra tessile o alimentare o in funzione della produzione di cannabinolo.

Il luogo di coltivazione ovviamente a tali fini è importante, più si scende verso l’equatore e maggiore è la quantità di cannabinolo mentre molto minore è nelle zone temperate e fredde. Dal punto di vista del cannabinolo faccio un esempio con gli zuccheri presenti nei grappoli della vite. In Sicilia, Grecia, etc. si produce vino a forte tasso alcolico mentre in Germania, Inghilterra, etc. a malapena si raggiungono i 6/7 gradi, tant’è che in passato la Guerra dei Cent’anni fra Inghilterra e Francia in realtà nascondeva la volontà di accaparrarsi le piane della Bretagna e del Midì in cui si produceva buon vino, che era molto ricercato in Inghilterra… soprattutto da nobili e dalla “corona”, mentre il volgo si accontentava della birra…. Questo, ritornando alla canapa, spiega anche come mai in Germania ci sono forti aiuti per la coltivazione della canapa invece in Italia sono quasi assenti.

Ad esempio nelle Marche, ritornando al periodo pre-bellico, esistevano paesi che particolarmente si dedicavano alla coltivazione della canapa. Treia è uno di questi. 

Ovviamente veniva usata anche per fumigagioni oltre che per farci lenzuola, braghe e corde, allo stesso modo in cui si faceva con il tasso barbasso o la vitalba…. anche per ragioni salutistiche e curative (il sistema medicinale europeo era basato sull'uso della canapa come additivo fisso). Dalla fine della guerra, quando subentrò la proibizione della coltivazione, tutte le sementi furono bruciate. Questa è storia, sia pur travestita e manipolata…. ed oscurata (tante di queste notizie mica sono riprese negli annali.. sono tramandate a voce e basta).


Oggi la canapa potrebbe sostituire non solo le fibre sintetiche ma addirittura essere una valente fonte alimentare, energetica e di disinquinamento ecologico, soprattutto per rivitalizzare i campi sfibrati e desertificati dalla coltivazione intensiva del tabacco (questa sì che è una vera droga e nociva al massimo) o da altre coltivazioni intensive, infatti non è un mistero che la canapa (come l’ortica) è capace di riequilibrare le qualità organolettiche dei terreni.


Paolo D’Arpini

venerdì 3 febbraio 2017

Treia - Il buon senso... di "Basta che voti!"



Sulle pagine dei giornali ed in varie trasmissioni TV imperversa la polemica sul voto, con alcuni personaggi che spingono per l'anticipata chiamata alle urne mentre altri chiedono che prima vengano  definite le regole, le alleanze ed i programmi. Questa caotica situazione mi ha fatto tornare alla mente  la profetica commedia dialettale "Basta che voti!" di Fabio Macedoni, per la regia di Francesco Faccioli, rappresentata dalla Compagnia Fabiano Valenti di Treia lo scorso anno. 

Infatti meritava proprio.  La "storia" è simpaticissima e molto significativa soprattutto in questi tempi con i due schieramenti principali, di "destra" e di "sinistra", rispettivamente "La Casa Trasparente" (che non vi nasconde niente)  e Democrazia Sorridente (che non vi nasconde niente). Da qui tutta una serie di gag e di situazioni buffe e molto verosimili, nella loro assurdità...

Molte risate, anche un po' amare,  che fanno pensare all'assurdità della nostra situazione politica, alla necessità di ritrovare nei gruppi che vogliono rappresentarci nelle istituzioni, una sincerità di intenti e non solo la ricerca del voto per poter occupare delle poltrone che hanno un valore per i loro fini egoistici. Insomma deve prevalere l'onestà nelle persone che si candidano e che abbiano chiaro che lo fanno per  il bene della collettività che rappresentano. 

Gli schieramenti ormai dicono tutti le stesse cose al momento delle campagne elettorali, ma molto spesso queste buone intenzioni restano nei cassetti, per un motivo o per l'altro.

Speriamo perciò che emerga un po' di buonsenso nei nostri rappresentanti politici, di qualsiasi fazione essi siano.

Caterina Regazzi

giovedì 26 gennaio 2017

Treia - "Non vale una cicca..." si diceva un tempo


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Ogni volta che passeggio nei vicoli di  Treia, o nei giardinetti pubblici, noto la presenza di numerose cicche di sigaretta.  Dicono che i fumatori siano in diminuzione eppure le cicche per terra aumentano sempre più. Forse perché non vengono raccattate ed i filtri di materiale  indistruttibile durano per anni ed anni. 


Eppure anche io una volta  ero un  fumatore, perlomeno lo fui quando abitavo a Calcata od  a  Roma,  ed avrò sicuramente contribuito  alla formazione di un tappeto di sporcizia in quelle città.  Ed è forse per questa ragione, per la legge del contrappasso, che spesso a Treia mi dedico alla raccolta delle cicche più ingombranti.  Comunque ricordo  la differenza sostanziale nell'abbandono dei resti da fumo. Ai miei tempi  fumavo sigarette senza filtro.  Una cinquantina di anni fa, nella mia giovinezza, ricordo che fra noi  amici sderenati c’era persino l’abitudine di conservare le cicche per poi “ricostruire” nuove sigarette.
 Allo scopo  esistevano diverse macchinette, a forma di siringa, con apposite cartine tubolari  con tanto di filtrino di carta. In momenti di magra estrema, addirittura si andava in giro a raccattar mozziconi per strada. Allora la quasi totalità delle sigarette erano senza filtro: Sax, Nazionali, Esportazione, Stop, Alfa...  sino alle esotiche Gaulois e Caporal o le Camel e le Philip Morris, etc. che si fumavano con il bocchino. Poi, con la scusa della “salute” vennero introdotte le sigarette munite di filtro in fibre sintetiche e da lì iniziò il vero problema per l’ambiente.
Infatti se le cicche senza filtro potevano “fondersi” nella terra senza problemi non funziona così con i micidiali filtri che durano secoli e massimamente vanno  a finire negli scoli e nei fiumi ed infine al mare. Molte cicche comunque restano anche nelle strade e non essendoci più un servizio di nettezza urbana capillare, lì restano ab aeternum.
Ma le cose stanno cambiando, i nostri governi, non paghi di guadagnare con la vendita del tabacco in forma di monopolio, adesso si sono inventati la “tassa sui mozziconi”, chi li getta per terra sarà soggetto a pesanti sanzioni pecuniare
I fumatori che finora si sono liberati dei mozziconi, con gesti plateali,  magari lanciandole dal finestrino della macchina,  non possono più farlo, se non vogliono rischiare una multa, che può andare dai 30 ai 300 euro. Infatti è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il ddl sulla Green Economy (la legge 28 dicembre 2015 n. 221, pubblicata in GU il 18 gennaio 2016), che prevede il divieto di gettare, “sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi” sia i mozziconi di sigarette, che i fazzoletti di carta, gli scontrini e anche le famigerate gomme da masticare.
Una vera e propria guerra contro gli articoli  l’usa e getta. Ma non contro la sua produzione, s’intende,  bensì contro il disfarsi sommario dei beni di consumo usati.
Saranno i Comuni che dovranno “installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale, appositi  raccoglitori  per  la  raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo”.  I produttori e il Ministero dell’Ambiente dovranno attuare campagne di informazione per“sensibilizzare i consumatori sulle conseguenze nocive per l’ambiente derivanti dall’abbandono dei mozziconi”.
Eh già, perché finora siamo stati sommersi dalle ”cicche” spente (o magari ancora accese), gettate dappertutto, persino sulle spiagge e pochi sono al corrente del danno ambientale che hanno provocato…..
Ecco alcuni dati:
  • I fumatori nel mondo sono 1,5 miliardi e i loro “scarti” sono inquinanti e pericolosi, per l’ambiente e per la salute, quanto i rifiuti industriali
  • Secondo l’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), i resti dei prodotti da fumo, nel solo Mediterraneo, rappresentano il 40% dei rifiuti
  • I 72 miliardi di cicche, annualmente abbandonate dai fumatori italiani, hanno immesso, , ogni 12 mesi, nell’ambiente: 324 tonnellate di nicotina, 1872 milioni di Bq (Becquerel, l’unità di misura delle sostanze radioattive) di polonio-210, 1800 tonnellate di composti organici volatili, 21,6 tonnellate di gas tossici, 1440 tonnellate di catrame e condensato, 12240 tonnellate di acetato di cellulosa (la componente dei filtri).
Il 50 per cento delle multe incassate dai Comuni resterà nelle loro casse, mentre il resto andrà a costituire un Fondo che provvederà ad installare i raccoglitori e finanzierà le attività di sensibilizzazione.  (Fonte notizie tecniche: Accademia Kronos) 
Paolo D'Arpini
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