venerdì 22 settembre 2017

La spiritualità dell'uomo comune...




Ancora una volta mi sono interrogato sull’attuazione di una spiritualità naturale, o laica, e di come essa possa influire sulla nostra vita quotidiana, soprattutto in considerazione che oggigiorno la nostra vita nel mondo deve corrispondere ad esigenze  di efficienza e di partecipazione, in quanto nella società non sono più accettate forme di “assenza” che siano specificatamente dirette alla ricerca spirituale. 

Questo soprattutto nella consapevolezza che la spiritualità laica non può essere inserita in alcun filone “religioso”… Esistono comunità ed aggregazioni per cristiani, maomettani, buddisti.. insomma per gli “impegnati” nelle religioni, e basta!Tutto sommato ritengo che per noi laici la vita “nel mondo” sia più congeniale, anche perché la nostra ricerca non esula mai dal sé.. ed il sé è presente ovunque ed in ogni tempo… 

L’io individuale (ego) sorge dal riflesso della coscienza nello specchio della mente. Una sovrimposizione identificativa con l’oggetto osservato. L’oggetto è il corpo-mente che reagisce in relazione (al contatto) con gli altri oggetti esterni.Il momento che, nell’autoconoscenza l’identità fittizia con l’agente svanisce quel che resta è la pura consapevolezza. Non è perciò necessario, al fine della realizzazione, che le immagini -il mondo e l’osservatore- scompaiano, è sufficiente che la falsa identità con l’oggetto/soggetto riflesso (ego) scompaia. Ciò significa che il mondo può tranquillamente continuare a manifestarsi non essendo percepito come realtà separata, più o meno come potremmo considerare un sogno rispetto al sognatore.

A questo punto il Sé e la sua manifestazione sono visti come la stessa identica cosa mentre il senso dell’io separativo (del me e dell’altro) viene obliterato.

In fondo il dualismo è soltanto ignoranza di Sé.Il saggio osserva le azioni svolgersi senza che vi sia alcuna propensione o intenzione o giudizio in lui. Spontaneamente ogni cosa avviene confacentemente e conseguentemente al “destino” designato. Il destino è la risposta alla naturale interazione (e predisposizione) dei vari elementi ed aspetti psichici coinvolti… 

Siccome tutto succede automaticamente non vi è alcuna “preferenza” nell’agire del saggio.

Anzi il suo stesso agire è (apparentemente) intenzionale solo agli occhi degli “altri”, giacché per il saggio ogni cosa accade di per sé. Ogni evento vissuto accade semplicemente in sua presenza e lui ne è il testimone silenzioso e distaccato. Il suo agire (o stato) può essere paragonato al sonnambulismo, od al sonno da sveglio. 

Ed inoltre anche il concetto di “destino” o di azione deliberata ha un senso unicamente nella mente dell’osservatore ancora identificato con l’esterno, ovvero di un ego che si identifica con l’agente e con le sue azioni. Ma il momento -come già detto- che tale identificazione è distrutta ogni altro concetto collegato scompare.

La saggezza consiste nel rimanere immune dalla illusione dopo aver compresa la verità. La paura dell’agire e delle sue conseguenze (karma) permane solo in chi vede la pur minima differenza fra sé e l’altro. Finché esiste l’idea che il corpo/mente è l’io non si può essere espressione di verità. Ma certamente è possibile per chiunque, ed in ogni condizione, conoscere la propria vera natura poiché essa è assolutamente vera e reale, è l’unicum per ognuno.

Paolo D'Arpini

Infatti lo stato di puro Essere è comune a tutti ed è la diretta esperienza di ciascuno. Vivere la propria vera natura questo si intende per auto-realizzazione, poiché il sé è presente qui ed ora.

Il pensiero di sentirsi separati è il solo ostacolo alla realizzazione dell’Essere onni-pervadente ed onnipresente.  E pure dal punto di vista empirico identificarsi con l’agente (ego) è un impedimento al buon funzionamento dell’apparato psicosomatico, nel contesto del funzionamento globale. Per cui già l’accettazione intellettuale della verità è una forma liberatoria dalla propensione intenzionale (razionale) ad agire. Ciò che è destinato ad accadere accadrà.

mercoledì 13 settembre 2017

Intenti spirituali ed ecologici per una presenza gentile nel luogo in cui si vive


17 settembre 2015, fondazione del Comitato Treia Comunità Ideale


"Un colpo di luce in mezzo alla luce fondamentale... La cosiddetta oscurità è solo un concetto della mente." (Saul Arpino)

Il 17 settembre del 2015 quando abbiamo fondato  il Comitato "Treia Comunità ideale"  non  c'era l'intenzione di valorizzare un modello urbanistico ma un modo di percepire la presenza umana nel luogo. Una presenza inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

Un saggio disse che  noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati.

Eppure  l´uomo tende a dare maggiore importanza al contesto urbano in cui egli vive.  Ma è nella società umana, con le sue esigenze e movimenti, che si fa la storia e si sancisce la caratteristica di un posto, molto spesso dimenticando l'appartenenza al tutto, ignorando l´inscindibile co-presenza della natura e degli animali. Ma per manifestare una vera "idealità" dovremmo riscoprire le nostre radici naturali, continuando a prendere ad esempio un certo modo naturale  di vivere il luogo e nel luogo.

Lo scopo del nostro Comitato è perciò quello di vivere nel presente e pienamente nel luogo che ci ospita attuando programmi, storie, partecipazioni  nell´ambiente (sia naturale che umano), poesie, riflessioni... stabilendo  un  punto di incontro e fusione delle anime.

Nel sistema zodiacale cinese  si afferma che la perfezione è sempre presente in ogni aspetto incarnato, ognuno di noi è  una manifestazione del Tao, non serve cambiare sembianze, queste ultime non sono importanti più di un abito che indossiamo.

Anche solo parlare di questi argomenti è già una predisposizione utile per centrare l'attenzione sulla presenza consapevole nel luogo Ed anche questo è una parte del "gioco della Coscienza bioregionale".

Paolo D'Arpini - treiacomunitaideale@gmail.com


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sabato 9 settembre 2017

Autunno, stagione della riflessione - Il mito di Demetra e Persefone


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Con l'equinozio di autunno giunge il momento in cui l'uomo tende a riflettere sulla sua condizione e sul suo destino.  Ed è ovvio che sia così infatti con l'autunno vediamo che la natura inizia a perdere la sua vitalità espressiva rivestendo però i colori più belli. Insomma come è detto nel Libro dei Mutamenti questa è la stagione  in cui si comincia a dar valore alle cose.. che sentiamo stanno sfuggendo. 


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Il mese di settembre inoltre è quello della raccolta degli ultimi frutti, quelli più dolci e più succosi ed i più adatti a rallegrare l'inverno: l'uva, i fichi, le more ed altre bacche, le noci, le nocelle... etc. 

Il vino nell'antichità era considerato bevanda sacra e nobile, infatti anche il cristianesimo l'ha assunto come simbolo divino nella comunione. Ma la preparazione del vino inizia con la raccolta dell'uva e le cerimonie orgiastiche che l'accompagnano sono sempre state occasione di giubilo e magnificenza. Demetra/Persefone, la grande Dea, che in primavera sale dagli inferi per portare abbondanza e messi ed in autunno ridiscende sotto terra per conservare i semi... 

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Ed il vino è l'ultimo suo dono, la consolazione per gli uomini costretti a sopportare l'inverno e le tenebre.... Perciò con l'inizio dell'autunno comincia anche il percorso interiore e quindi il periodo è benedetto. 

Il primo culto misterico europeo di cui ci parla la storia è quello eleusino, che si rifà al viaggio di Demetra (la dea greca della fertilità- un’immagine della Grande Madre, Cerere per i Romani) in cerca di sua figlia Persefone (Proserpina per i Romani), scomparsa nel mondo sotterraneo perché rapita da Ade, il dio degli Inferi. I “misteri” conducono l’adepto nel mondo delle tenebre, delle sue tenebre personali, affinché possa – se non comprenderle – accettarle e integrarle nel sé come strumento di trasformazione, proprio come noi accettiamo il fatto che per sei mesi l’anno (Autunno-Inverno) Demetra, ossia la natura, piange la figlia che deve rimanere sottoterra, e le messi non crescono; mentre quando Persefone, per sei mesi all’anno (Primavera-Estate), si ricongiunge con la madre sulla superficie della terra, ecco che Demetra fa festa e ritorna la vita alla natura. 

Il mistero del ciclo di vita e morte non è comprensibile razionalmente, ma se ne può penetrare l’essenza, riconducendola nell’ambito della sfera personale, entrando in sintonia con una percezione più profonda. Demetra - Persefone, spesso considerata una dea duale (e quindi avrebbe in un certo senso la stessa valenza) rappresenta sia la vita , nella sua veste di Demetra, che la morte, quando si cala nei panni di Persefone: perciò essa apre e chiude un ciclo. La vita, paradossalmente, origina la morte, come Persefone è figlia di Demetra, e anzi il suo alter ego. E’ quindi un tutt’uno. 
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Oggigiorno, come contraltare al trionfo del materialismo, si moltiplica il numero di chi cerca quelle risposte che può solo trovare dentro sé, ma il cammino non è più quello degli “aiuti” esteriori. Si tratta invece di un lavoro molto più riflessivo, un itinerario tutto interiore alla ricerca di se stessi. La conoscenza di sé porta necessariamente alla trasformazione del mondo. 

Questo è il prossimo passo dell’evoluzione umana? 

Paolo D'Arpini

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Articolo collegato: 
Treia. Programma per la celebrazione dell'Equinozio d'Autunno: https://auser-treia.blogspot.it/2017/08/treia-23-e-24-settembre-2017-equinozio.html


domenica 3 settembre 2017

A scuola senza vaccini... - La Costituzione lo conferma!


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Chiariamo subito che per i bambini dai 6 ai 16 anni vince il diritto/obbligo all'istruzione, grazie all'articolo 34 della Costituzione Italiana, quindi i BAMBINI NON VACCINATI POTRANNO ANDARE A SCUOLA.
 
A partire dalla primaria fino al liceo NON DOVRANNO ESSERE VACCINATI PER ENTRATE IN CLASSE. E questa cosa la trovate scritta nera su bianco anche nell'Articolo 3 comma 3 della nuova legge 119 sulla prevenzione vaccinale: "Per gli altri gradi di istruzione* (*dai 6 ai 16 anni) la presentazione della documentazione non costituisce requisito di accesso alla scuola" . 

Significa che potete andare a scuola serenamente senza vaccini. Significa che se non presentate nulla entro il 31 ottobre andranno comunque a scuola. Significa che NESSUNO PUO' TOGLIERVI LA PATRIA PODESTA'. Significa che i vostri figli hanno il sacrosanto diritto di avere un'istruzione gratuita e obbligatoria e che quindi possono andare a scuola NON VACCINATI da oggi fino a quando esisterà ancora la Costituzione Italiana. 

Viva la Costituzione Italiana! 

Articolo 34: "La SCUOLA E' APERTA A TUTTI
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. Strategie. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.“

Andate a scuola sereni e soprattutto non cedete al terrore mediatico che stanno diffondendo televisioni, politici e medici tramite subdole strategie di comunicazione.

CORRISPONDENZE INFORMAZIONI RURALI -  cir.informa@gmail.com


venerdì 1 settembre 2017

Una risposta alla questione "plastica"


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Una delle forme più dannose di inquinamento di questi nostri tempi è certamente quella prodotta dalle materie plastiche non riciclabili. Resistono alle intemperie, agli acidi, agli alcali, ai solventi. Se pur di natura organica, non rientrano nel ciclo biologico e perciò né batteri, né enzimi , riescono ad intaccarle , degradarle , distruggerle. Se bruciate, emettono veleni di tale tossicità (es. Diossina), che il rimedio risulta molto peggiore del male. 

Se tra 5.000 anni la nostra civiltà sarà scomparsa, eventuali archeologi di altre future civiltà, troveranno ancora intatte, nei loro scavi, le taniche, i barattoli, le strutture di televisori, di computer, di telefoni, di macchine per ufficio e le stoviglie, le sedie, i tavoli, ecc. 

Quando la tecnica è al servizio del consumismo e del mercato, senza i filtri ed il controllo di uno Stato a salvaguardare gli interessi della comunità, avviene che gli investimenti del capitalismo sostengano studi atti a creare prodotti che diano risposte economiche e cioè profitti, mentre non interessano  e non ci si investe nulla, gli studi sul come evitare i danni che questi prodotti causeranno. Gli utili li incassa il Capitale; i danni sono scaricati sulla collettività ( ..privatizzare gli utili e socializzare le perdite...). Il tutto in una totale carenza Legislativa che regolamenti il problema. Questo Stato , anche con questo governo a parole così sensibile agli interessi popolari, anziché difendere gli interessi della collettività, non vede, non sente, non parla, come le tre prudenti e stupide scimmiette. 

Se si considera che la vera , massiccia diffusione delle materie plastiche data da non più di una cinquantina di anni e si valuta la disastrosa situazione delle discariche che traboccano e soffocano il territorio in tutte le regioni d ‘ Italia e del mondo industrializzato e si aggiunge a questi dati quello spaventoso della tendenza produttiva delle materie plastiche nel mondo , nei prossimi anni , che è valutata in miliardi di tonnellate , si resta angosciati ! E lo si resta con ragione perché se proiettiamo nel futuro l‘attuale situazione delle discariche , considerando che i rifiuti plastici aumenteranno in progressione geometrica , tra quindici o venti anni ne saremo sepolti. 

Le richieste dei “ Verdi” di una tassa sullo smaltimento , pur se fatta con le migliori intenzioni, non risolve nulla. Difatti una  sostanza  non biodegradabile e non riciclabile,  sarà comunque inquinante a fronte di  qualsiasi tassa! Ed allora quale soluzione può essere idonea a risolvere un problema di tale rilievo? 

La soluzione è duplice, Politica e Tecnica. Politica perché è necessaria una svolta  rivoluzionaria  alla interpretazione della libertà di azione del capitalismo. Si deve porre veramente , nei fatti e non a parole , il confine di tale libertà laddove iniziano gli interessi della collettività! In altri termini si deve stabilire una reale preminenza della politica sull‘economia ribaltando l‘attuale situazione in cui è invece l‘economia a condizionare la politica. Solamente in un siffatto scenario è possibile imporre una legislazione che sfruttando le opportunità della tecnica, risolva il problema salvaguardando sia gli interessi sociali che quelli economici del capitale , del lavoro, della collettività. Tecnica perché, inserendo nel problema il parametro fisso della riciclabilità o della biodegradabilità, è possibile ristrutturare l a programmazione delle materie plastiche privilegiando queste caratteristiche sia rispetto all‘estetica, importante solo ai fini consumistici , che rispetto ai costi di produzione che, per i materiali non riciclabili, vanno comunque sommati a quelli di smaltimento, raggiungendo valori di molto superiori. 

Il sistema da noi ipotizzato, in linea generale e quindi certamente perfettibile, è il seguente , articolato in cinque fasi:
1°: Riunire in uno STUDIO multidisciplinare le proprietà chimiche , fisiche , organolettiche e merceologiche di TUTTE le materie plastiche conosciute . 
2°: Stabilire , in un secondo STUDIO , quali devono essere le proprietà chimiche , fisiche, organolettiche e merceologiche specifiche di tutte quelle materie plastiche aventi in COMUNE la possibilità di essere biologicamente degradabili oppure riciclabili al 100% od almeno al 90% e che inoltre non siano tossiche. 
3°: Incrociare a confronto i parametri dei due STUDI per stabilire quali materie o “rosa” di materie plastiche siano idonee alla fabbricazione dei vari manufatti dei quali salvaguardare le caratteristiche. 
4°: Imporre per Legge che i vari manufatti possano essere fabbricati esclusivamente con le materie plastiche giudicate idonee in quanto Biodegradabili o riciclabili e non tossiche e ne sia vietata la fabbricazione con le altre materie plastiche. 
5°: La ricerca di nuove materie plastiche sarà indirizzata in modo da promuovere la creazione di materie plastiche biodegradabili o riciclabili e comunque non tossiche. Così facendo, verrà drasticamente ridotto anche il numero delle specie di materie plastiche prodotte e concentrando la produzione su questo numero ridotto, si avranno in regalo notevolissimi abbattimenti dei costi di produzione ed un considerevole aumento dello sfruttamento degli impianti che ridurrà ulteriormente i costi. 

Si innescherà così un ciclo “virtuoso”, con benefici per tutti. 

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(Fonte:  "La Fiamma" n. 179) 

lunedì 28 agosto 2017

Treia, 23 e 24 settembre 2017 - "Equinozio d'Autunno: raccolta degli ultimi frutti e loro conservazione" - E' tempo di capperi!


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Stiamo lavorando all'organizzazione  della celebrazione dell'Equinozio Autunnale, che si terrà il 23 ed il 24 settembre 2017 fra Treia e Passo Treia.  L'autunno è  la stagione dedicata alla raccolta degli ultimi frutti ed alla loro conservazione. La nostra Caterina Regazzi sta preparando un opuscolo sul tema, che verrà presentato durante la manifestazione, e  visto che siamo in  argomento non possiamo trascurare una pianta che a Treia cresce spontanea e di cui spesso, durante le nostre passeggiate attorno alle mura, abbiamo raccolta infiorescenze e frutti.

Il cappero, pianta che si trova principalmente in tutti i paesi bagnati da Mar Mediterraneo, è una pianta suffruticosa, cioè con una parte basale legnosa, sulla quale si formano ogni anno nuovi germogli che non lignificano, ma che restano erbacei e poi, a fine stagione, si seccano per ricrescere l’anno successivo.

La parte che tutti conoscono ed apprezzano per le sue eccellenti qualità come completamento di numerose pietanze, sono i boccioli fiorali ancora chiusi che vanno conservati sotto sale o sottaceto. E’ una pianta assai resistente al freddo ed alla siccità e non ha bisogno di alcuna attenzione o terreni particolari, cresce su rocce e sassi grazie al suo apparato radicale che si insinua in profondità. Ovviamente, date le sue apprezzate particolarità organolettiche (dopo che è stato lavorato con sale od aceto) è da sempre anche una specie coltivata e comunemente in commercio.

La fioritura è visibile dalla tarda primavera fino a tutta l’estate. Tra le curiosità va segnalato che data la bellezza dei suo fiore, il cappero sta avendo anche l’attenzione del mondo florovivaistico come pianta ornamentale.

Nella medicina popolare del Sud Italia il decotti delle radici di Capparus Spinosa viene utilizzato come efficace antibatterico, diverso invece l'uso  dei frutti carnosi, detti anche "cucunci" che attraverso un particolare processo di conservazione contribuiscono a mantenere il sapore dell'estate anche in pieno inverno...

Ricetta dei frutti dei capperi (cucunci)

Ingredienti: Cucunci, sale grosso, aceto bianco e acqua. Mettili in un contenitore di vetro per 3/4 giorni con abbondante sale grosso marino e su questo metti uno strato di cucunci; poi ancora uno strato di sale e poi di cucunci, fino a completamento; alla fine coprite ancora con del sale. Ogni giorno svuota il contenitore del liquido di vegetazione che si forma. Quando non si trova più acqua vuol dire che i cucunci sono pronti per essere conservati. Prendi dei contenitori di vetro sterilizzati con chiusura ermetica. Sciacqua bene i cucunci sotto l’acqua corrente per dissalarli e poi mettili nei barattoli. Aggiungi una miscela di aceto bianco e acqua in parti uguali e chiudi bene i barattoli; saranno pronti dopo un mese. Perfetti per l’aperitivo o per le vostre insalate.




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Evento Facebook della manifestazione menzionata:

sabato 26 agosto 2017

Un po' di filosofia "spicciola" - Passato, futuro... e l'eterno presente

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Tempo e spazio? Dal punto di vista della “verità ultima” la  Teoria della relatività di Einstein è  come la scoperta dell’acqua calda, infatti è nell’esperienza di ogni essere vivente che la coscienza è fissata nel presente. Il passato è nella memoria ed il futuro nell’immaginazione. Il senso di presenza è costante nell’immediatezza del momento vissuto. Questa la prova sostanziale che il tempo e lo spazio sono solo “concetti”. 

E questa “verità” fu affermata millenni addietro da alcuni saggi indiani che nel mantra della “perfezione” affermarono: “Questo è tutto, quello è tutto se dal tutto togli il tutto solo il tutto rimane”. E cosa significa? Significa che nulla può essere astratto da ciò che è, quindi la ipotetica divisione in nome e forma, spazio e tempo, etc. è solo un’ipotesi, una convenzione. Infatti, come affermava il saggio Ramana Maharshi: “Il passato ed il futuro esistono solo in relazione al presente. Anch’essi sono presente mentre si protraggono. Cercare di voler conoscere il passato ed il futuro, senza conoscere la verità del presente è come voler contare senza l’unità, uno”.

Nella descrizione convenzionale del tempo abbiamo la triade passato, presente, futuro. Ma analizzando meglio scopriamo che queste divisioni sono in realtà prive di significato. 

La parte di tempo di cui siamo immediatamente consapevoli è il presente, ma tale presente non è un “punto” bensì uno scorrere continuo. In esso si sciolgono sia il passato che il futuro e non è possibile stabilire ove termini l’uno ed inizi l’altro. Evidentemente passato, presente e futuro sono distinzioni temporali ma di fatto esse non possono venir distinte nell’esperienza. 

Poiché l’esperienza o consapevolezza è sempre presente. Essa è l’eternità del momento presente, laddove il passato ed il futuro sono solo concetti sovrimposti. Ed nel superamento di tali concetti si scopre la realtà eterna. 

E allora dove sono questo tempo e questo spazio separati da noi, che siamo coscienza? L’essere è sostanza mentre il tempo e lo spazio sono immagini.

E’ proprio così, spazio e tempo vanno assieme come due compari imbroglioni, gatto e volpe che cercano di ingannare il credulo Pinocchio: “semina in noi i tuoi desideri e diverrai ricco…”. Ma essi, non sono reali, sono prodotti dalla mente empirica che abbisogna di un intreccio per gestire le sue creazioni. Essi non hanno uno stato indipendente separato dalla consapevolezza del presente.

Avanti ed indietro, sopra e sotto, vicino e lontano non hanno valore se considerati fuori dal qui ed ora. E se noi indaghiamo sulla natura del qui ed ora scopriamo che è inintelligibile, indivisibile, indecifrabile… è solo presente, è solo esperienza costante e continua. E questa esperienza è comune a tutti, è il sottofondo di ogni coscienza individuale, quindi è la matrice che tutti ci accomuna.

Ma vediamo che la separazione ipotetica di spazio e tempo è necessaria nella considerazione determinista dell’analisi empirica, in relazione ai nomi ed alle forme che noi riconosciamo nel mondo. 

Le posizioni spaziali sopra e sotto, destra e sinistra, etc. sono accettate in riferimento ad un dato punto ed a un dato istante, come pure passato, presente, futuro sono mutamenti di distinzione nel flusso mentale. Perciò quello che viene implicato nel concetto di spazio e tempo è solo il “punto” identificativo al quale ci riferiamo, dicasi il corpo o la mente. Quindi il corpo o la mente possono cangiare mentre lo stato di consapevolezza non muta mai.. è nell’essere eternamente presente nel qui ed ora.

“Io sono, tempo e spazio non sono!”

Forse ci sentiamo un po’ snarriti in questo viaggio senza inizio né meta? Ecco che giunge in nostro aiuto, per sedare i dubbi che la mente ci pone, una bella lezione del saggio Nisargadatta Maharaj: “.…cosa rende il presente così pieno? Ovviamente la mia presenza, io sono reale perché sono sempre ora, nel presente, e ogni cosa che esperimento condivide la mia realtà. L’evento corrente, ha una peculiarità che non può avere quello ricordato o quello immaginato. Una cosa centrata nell’ora e nel qui è totalmente con me, è la mia stessa realtà che impartisce realtà all’esperienza vissuta”

Scopriamo così che la cosiddetta “casuazione” è riposta nella mente, una sorta di riflesso o processo indotto dallo svolgimento osservato degli eventi nello spazio tempo, che non esiste…

E la teoria del Big Bang, della creazione, etc.? Beh, la mente ha pur bisogno di credere in qualcosa di solido per mantenere la sua integrità fittizia...

Paolo D’Arpini - spiritolaico@gmail.com




Comitato per la Spiritualità Laica - Via Mazzini, 27 - Treia (Mc) - Tel. 0733/216293