mercoledì 14 febbraio 2018

Precursori? Ritornare a vivere sulla terra in modo gentile...


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I tuoi nemici sono nelle persone che trattano la terra come una serva, pensando di esserne i padroni. Sono persone che stanno al governo, o nella chiesa, o nelle banche, persone che decidono ogni giorno della tua vita e di quella di un sacco di gente”.
(La donna delle sette fonti, Diego Manca)

Caro Paolo, ho visto  che vi incontrerete a Treia il 27, 28 e 29 aprile 2018 per La Festa dei Precursori.  Da  diversi anni penso all'occasione sinora mancata, non mi sento di promettere nulla e chissà che non sarà una sorpresa... Ma il mio pensiero ha fatto scaturire un testo che vorrei sottoporti. (F.O.)


Quello che sta passando l’umanità da cento anni a questa parte, è impossibile paragonarlo a qualsiasi altra epoca. Abitiamo questa Terra senza coscienza e ci siamo affidati alla scienza credendo che avrebbe continuato a mantenere lo stato attuale delle cose, senza aver mai calcolato che la tecnologia e la scienza, hanno cominciato a svilupparsi solo in un piccolo spazio di questo mondo. La popolazione mondiale è stata per lungo tempo circoscritta a tante isole etniche, all’interno delle quali le civiltà si sono sviluppate in modo diverso. Alcune etnie, forse inconsapevoli e poco lungimiranti, hanno contribuito all’estinzione della loro specie, mentre altre hanno cominciato ad espandersi fino a diventare gli aguzzini dei confinanti e i ladri di ogni loro bene.

Questo avveniva tanti anni fa nel piccolo, ora avviene nello spazio globale, ed è lampante, ma siamo stati raggirati e confusi da messaggi mediatici martellanti e bugiardi e siamo stati distratti dai giochi, come si fa con i bambini, illudendoci di avere ancora il controllo della nostra vita.

Per questi e altri motivi, ho classificato l’umanità in tre parti; forse potrebbe essercene una quarta, quei popoli che non hanno ancora la visione globale dell’umanità e che vivono, per fortuna, beatamente all’oscuro di tutto quello che sta succedendo, i “poveri in ispirito” del Vangelo, quelli che sono ancora tenuti lontano dai giochi di potere; purtroppo sono sempre meno, grazie anche alle ricerche mediatiche a tappeto per scoprire l’elisir dell’eterna giovinezza. Queste popolazioni sono ormai minime, sicuramente già contaminate, ma ancora non sono consapevoli del passaggio che stiamo vivendo.

I Predatori sono quelli che mi preoccupano di più; depredano la Terra senza ritegno. Sempre alla ricerca di qualcosa da arraffare, hanno distrutto ogni angolo naturale di questo mondo per il proprio benessere e per creare una civiltà basata sul consumismo, senza mai calcolarne le conseguenze. Trovo che i Predatori non brillino d’intelligenza, anche se molto furbi, perché sulla terra ci vivono pure loro, e mi ricordano un tagliaboschi che si siede sul ramo che sta tagliando. Guardano il loro dito puntato, anziché guardare dove punta, perciò la loro visione del mondo è limitata all’interesse privato.

Mai attenti a pensare alle conseguenze, ma solo al profitto, hanno reso aridi migliaia di ettari nel mondo, complici le industrie farmaceutiche che hanno imposto la chimica all’alchimia della natura per produrre un’agricoltura adatta alle pretese della gente, che ormai ha perso il contatto con la terra e scambia il cartone del latte al supermercato per la mucca. Nei banchi dove si vende frutta e verdura, non si vede più una lumachina, un moscerino, un vermetto, un filo di erba estranea, un sassolino: tutto finto e perfetto, come la mela di Biancaneve, puro veleno.

Ci hanno proposto tecnologie che per sopravvivere devono scavare nelle viscere della Terra e per ottenere le concessioni, hanno trucidato milioni di esseri umani che su quelle terre vivevano da centinaia e migliaia di anni. Riempiono l’atmosfera di gas venefici con auto sempre più potenti, vogliono a tutti i costi andare sulla luna pensando di depredare anche quella. Si costruiscono bare per farsi ibernare, risucchiando energia per il benessere di un futuro cadavere. Producono apparecchiature con l’obsolescenza programmata, per venderne subito altre, che poi non sapranno dove smaltire; gettano nell’acqua di fiumi e mare ogni rifiuto tossico convinti che il mare sia eternamente a disposizione per il riciclo dei loro scarti. Bruciano i boschi per poter coprire ancora col cemento e inoltre ci fanno pagare per avere ciò che la natura offre gratuitamente: terra, acqua, aria, fuoco.

Senza consapevolezza ci trasportano verso strade senza ritorno, ma il peggio è che ci stanno abituando allo stile di vita imposto da loro, che non ha nulla a che vedere con la vita. Uno spettacolo teatrale che avrà necessariamente una fine.

Chi è Predatore ha accumulato ricchezza che non smaltirà mai, con la scusa di pensare ai figli e ai nipoti, ha generato i suoi discendenti inculcando loro questa certezza e rendendoli così dei perfetti rammolliti, incapaci di sopravvivere senza le ricchezze di babbo e mammà.

I Proibizionisti ci provano a vedere con altri occhi lo scempio che si sta facendo delle nostre risorse naturali, ma non fanno nulla per cambiare, accusando altri della situazione in cui si trovano. Si lamentano in continuazione del governo, delle guerre, del tempo, del vicino di casa, del collega di lavoro. Giudicano tutto e tutti e collocano l’umanità in scompartimenti stagni, dove ognuno deve svolgere la sua mansione e non invadere i territori altrui. Le religioni dividono perché sono sostenute dai Proibizionisti. Gli Stati implodono perché la massa è tendenzialmente Proibizionista. Si barcamenano per rimanere a galla; svolgono lavoretti extra per poter rimanere all’altezza di un tenore di vita che pochi possono ormai sostenere. Tanti rimangono senza lavoro e in quel momento tutti gli schieramenti del passato crollano. Rigidi nella loro ideologia, non sono mai pronti al cambiamento e fanno resistenza ogni volta che il partito al quale appartengono, non porta avanti l’ideologia che lo contraddistingueva 50 anni prima! Si barricano nelle chiese e impediscono alle menti un poco più aperte di esprimere il loro parere, quando non ammazzano per sostenere dèi, rituali o usanze di 500 anni fa. Il Proibizionismo americano, ebbe un esito ovvio, si spense per maturati limiti d’età, ma generò delinquenza difficile da scardinare ad oggi. Gli attuali Proibizionisti genereranno frange di infelici, irrealizzati, inconsapevoli futuri delinquenti, perché guidati dal rancore, dalla rabbia contro un sistema che non ha visto realizzare le loro aspettative.

La fisica, l’astronomia, l’astronautica hanno fatto passi da gigante, ma i Proibizionisti non riescono a stare al passo con queste forme di pensiero che si modificano velocemente.

Piuttosto che ammettere una nuova scoperta, provano con mille espedienti a fermarla, centellinarla, magari modificarla per dimostrare che non era vera.

Nella Medicina tutto questo è ben visibile, ma ancora c’è chi nega l’evidenza.

Il Proibizionista non è ancora capace di adeguarsi al cambiamento, il suo DNA non ha la velocità necessaria per adattarsi alle evoluzioni epocali di questa era. Ancorato al passato, non riesce a trarre linfa vitale dalle radici, ma lascia salire il marcio del passato nei suoi rami e nutre le sue foglie con vecchie credenze, con pregiudizi ormai impossibili da accettare. Il Proibizionista non vuole cambiare nulla e non capisce che tutto cambia, che ogni secondo è già passato, non raccoglie beneficio dal momento presente e non sa più cosa proporre per il futuro. E’ rigido, metodico, pusillanime, vuole essere lasciato in pace e trovare ogni giorno quello che ha lasciato la sera prima.

Una speranza arriva quando si riconosce unPrecursore. 
I Precursori sono gli ambasciatori di una nuova era, gli anticipatori, quelli che presagiscono il cambiamento; nella chimica biologica il Precursore è “il composto che precede la formazione di un altro composto lungo una via metabolica”, per meglio comprendere chi sono i Precursori, immaginiamo un lungo canale del parto: lì stanno entrando i Precursori, che già sanno che al di là c’è un’altra vita, quale non lo possono sapere, come non lo sa il neonato che sta nascendo, ma il loro compito è di arrivare fino in fondo, senza spintonarsi, compiendo fino alla fine il loro percorso.

I Precursori si aiutano, si capiscono, si annusano e poi si coalizzano come fanno gli atomi per formare nuove molecole, e le molecole compongono le cellule e le cellule in armonia si sostengono tra loro e formano una nuova creatura che dovrà affrontare le novità della nuova era, ma lo farà con consapevolezza e con amore per i propri simili, oltre le barriere di genere, di razza e di colore. Non sono invidiosi e si sostengono ove possibile e nei modi più confacenti ad ognuno, senza pretendere dall’altro.

I Precursori non danno importanza al denaro, sanno che il baratto sarebbe la migliore moneta; non cadono in trappole bancarie, perché non sono ingordi e se ci cascano non ne fanno un dramma e ricominciano da capo, anche in altre direzioni. Non si spaventano se perdono il lavoro, trovano sempre il modo di sopravvivere e non pretendono di avere le soluzioni dagli altri, le cercano da sé.
Uniti nella spiritualità, supereranno le barriere delle religioni ed eleveranno l’unica immensa preghiera all’Unico Dio che ci governa.
Sarà rispettata la natura, gli animali saranno i compagni di lavoro e condivideranno la Terra con l’umanità, collaborando al loro mantenimento. Rifioriranno campi e foreste e le acque torneranno ad essere limpide, perché non ci sarà bisogno di versarvi veleni per imbellettare ed apparire.

Gli Stati non avranno più confini, le armi saranno trasformate in attrezzi da lavoro e l’energia sarà recuperata per condividerla equamente tra l’umanità che attende da sempre una giustizia uguale per tutti.

Forse ci saranno notti più buie, forse ci saranno inverni rigidi, ma le piogge torrenziali non divoreranno ponti costruiti male e non faranno crollare immensi palazzi costruiti sul nulla.

I sette vizi capitali troveranno finalmente la pace, col resto del mondo.


Questo è il Futuro che prevedo, se solo i Precursori cominceranno a moltiplicarsi, silenziosamente, amorevolmente, armoniosamente, rinunciando sempre più alle futili lusinghe di una società malata.  

Franca Oberti




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